sabato 9 luglio 2016

La spy story su Renzi? L’unica fonte certa è Pinocchio

Il Fattone
pinocchio
La trama del Fatto arranca. E allora nel calderone finisce di tutto, che sia vero o no non è importante
 
Confessiamo una certa delusione per la seconda puntata della fantastica spy story internazionale – e anche un po’ demo-pluto-giudaica – che il Fatto ha preparato per la nostra estate sotto l’ombrellone. Speravamo in qualche piccante dettaglio in più, in un colpo di scena, in una nuova sensazionale rivelazione.
Invece, come in quelle serie tv che cominciano col botto e poi ristagnano in attesa che agli sceneggiatori vengano nuove idee, la puntata di oggi si presenta bene (“Barbefinte dall’Africa per realizzare i dossier anti-Renzi”) ma in realtà ricicla una notizia – chiamiamola così – che il Fattoaveva già pubblicato qualche mese fa: e cioè che un non meglio precisato “imprenditore nigeriano del settore petrolifero” avrebbe tramato “per far cadere l’ad di Eni Claudio Descalzi e danneggiare il premier Matteo Renzi” diffondendo ad arte informazioni false su un finanziamento del Mossad allo stesso Renzi.
Le notizie languono, ma le interpretazioni galoppano: al Fatto proprio non va giù di aver scoperto che Renzi, forse, potrebbe essere stato vittima di un complotto. E così torna in scena anche oggi, come ieri, “un’autorevole fonte” che lo scorso dicembre avrebbe “confidato” al Fatto che il Mossad ha davvero dato i soldi a Renzi (nel 2012), che il Dis informò il Copasir, che i servizi parlarono con l’ambasciatore israeliano.
Vero, falso? “Il Fatto non ha trovato riscontri e quindi non ne ha mai scritto”, leggiamo compunti. A dire il vero è il secondo giorno consecutivo che ne scrive, e il motivo è semplice: servono nuove scene al racconto, nuovi protagonisti per la spy story, nuove rivelazioni per i lettori al mare. E dunque si spera che qualche altro mitomane, lette le parole dell’“autorevole fonte”, chiami il centralino del Fatto per dire la sua.
Nell’attesa, si cincischia un po’: “Considerata l’autorevolezza della fonte anonima – scrive il Fatto– non possiamo dare per scontato che abbia detto il falso, anche se è plausibile che qualcuno possa averla – volutamente o no – informata male. Resta il fatto che non abbiamo trovato alcun riscontro”. Ma se il riscontro non c’è, non c’è neanche la notizia. Vi ricordate i medici che visitano Pinocchio? “A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!”

Paolo Coppola contro il clickbait: “Tecnica usata dal M5S per aumentare gli introiti della Casaleggio Associati”

Internet
paolo coppola
Interpellanza del Deputato Pd Paolo Coppola contro il clickbait, tecnica usata per attrarre maggiore pubblico sui siti e aumentare gli introiti pubblicitari
 
Clickbait, da qualche tempo nell’era di Internet ci si imbatte sempre più spesso in questa parola, una parola che indica una tecnica usata largamente per ingannare i cittadini per aumentare il pubblico sul proprio sito e di conseguenza incrementare gli introiti pubblicitari.
La tecnica è tanto semplice quanto astuta: si condivide un link su un social network, principalmente Facebook o Twitter, si utilizza un lancio ad effetto, che spesso poco ha a che vedere con la notizia riportata, s’incuriosisce l’utente che clicca per leggere la notizia e si passa all’incasso degli introiti pubblicitari.
Un vero e proprio inganno che sfrutta spesso tragedie e che gonfia le tasche di chi lo utilizza scientificamente. Contro questa pratica, il Deputato Pd Paolo Coppola ha presentato un’interpellanza urgente al Governo, in cui chiede se è possibile utilizzare tale pratica per finanziare un partito. Sì perché il clickbait è largamente utilizzato nella galassia dei siti legati al MoVimento 5 Stelle e quindi alla Casaleggio Associati. 
Un modo “fraudolento” per attrarre utenti che incuriositi dal titolo o dal lancio cliccano sul link che rimanda al sito pensando di trovarsi davanti a qualche evento importante, per poi scoprire che oltre al lancio non c’è nessun con tenuto interessante.

venerdì 8 luglio 2016

“Chiara Appendino che fa cose”, arriva la satira sull’iperattivismo della sindaca Cinquestelle

“Porta il mare a Torino” e diventa “maglia rosa al Giro”: lo sfottò è su Facebook
Un’immagine pubblicata sulla pagina Facebook “Chiara Appendino che fa cose”


08/07/2016
TORINO
«Chiara Appendino in una sola settimana ha portato il mare e la spiaggia a Torino...il Piddi in mille anni non ce l’ha fatta»: si chiama satira uno dei primi frutti della «presa del potere» da parte dei Cinquestelle a Torino, con l’elezione a sindaca di Chiara Appendino. Ed ecco allora comparire su Facebook - e raccogliere già un migliaio di «like» in pochi giorni - la pagina «Chiara Appendino che fa cose»: che, come ogni buona satira, punta sull’eccesso e sul paradosso partendo dalla sensazione comune che hanno avuto i torinesi: che la nuova prima cittadina fosse particolarmente attiva, dalla giunta nominata in tempi rapidissimi al taglio dei costi del Comune e la creazione di un fondo per l’occupazione.  

IPERATTIVA  
La sindaca che «fa cose» e il suo iperattivismo sono così protagonisti dell’umorismo via social network: Appendino partecipa al Bike Pride e indossa la maglietta fucsia della manifestazione? Diventa «Chiara Appendino maglia rosa al Giro d’Italia». Parla con una persona e ha lo sguardo interessato e assorto? «Chiara Appendino confessa i fedeli in piazza San Carlo». È al telefono? «Chiara Appendino fa scherzi telefonici alla Raggi». Indossa per la prima volta la fascia tricolore? «Chiara Appendino vince Miss Italia».  

L’ELETTA E LA SQUADRA  
La satira colpisce la sindaca, ma anche i consiglieri. Come Barbara Azzarà, il cui post esultante perché al mattino sul suo bus tutti avevano il biglietto in regola («L’onestà andrà di moda, prestissimo!»), viene ripreso con il commento: «Primo miracolo di Chiara Appendino - Testimonianza di un’apostola».  
Chi c’è dietro la pagina? Questo non si sa e l’unica descrizione è estremamente didascalica: «Satira politica sulla neo sindacA torinese», con la A volutamente maiuscola, visto che è così che Appendino preferisce essere definita. 




giovedì 07 luglio 2016 14:08

Il cordoglio di Calderoli per la morte di Emmanuel

“Il razzismo, quando è reale, va condannato sempre, senza se e senza ma. La violenza, quando determina la perdita di una vita umana, e non è dettata da concreti presupposti di legittima difesa, va sempre condannata e deve essere punita con il massimo della pena”. Ma Roberto Calderoli, esprimendo “il cordoglio per la morte di Emmanuel e la mia vicinanza alla moglie”, “con altrettanta forza” intende “ribadire che il razzismo non può essere a senso unico e quindi bisogna condannare alla stessa maniera, e indignarsi alla stessa maniera, quando le violenze e gli assassini vengono commessi nei confronti dei nostri cittadini o di altri cittadini stranieri. Penso, per restare alla cronaca nera degli ultimi giorni, al duplice omicidio di Firenze o allo studente americano ucciso a Roma”.
roberto calderoli
“Chi oggi giustamente si indigna e condanna questo barbaro omicidio di Fermo – rileva ancora il vicepresidente leghista del Senato – avrebbe dovuto farlo, e deve farlo ora, nei confronti degli omicidi di Firenze o dello studente americano, perche’ la violenza va condannata, e va punita, sempre, indipendentemente dal colore delle pelle o dalla provenienza di chi la commette o la subisce”. Come ha ricordato oggi Michela Murgia, Calderoli è il protagonista di un per nulla edificante episodio con Cécile Kyenge:
I cattivi maestri del fascista e razzista che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi e picchiato sua moglie Chinyery siedono in Senato: sono quelli che dieci mesi fa hanno negato l’autorizzazione a procedere contro Calderoli quando diede dell’orango a Cecile Kyenge. Era critica politica, affermarono, mica razzismo, e lo dissero senza distinzione di partito, compresi 81 senatori del PD e 3 di Sel che oggi si dichiareranno certamente sconvolti e turbati davanti a tutti i microfoni dei media. Questo succede a pensare che le parole non abbiano conseguenze. Ipocriti.
calderoli kyenge orango

Peggio della peggiore Democrazia Cristiana.

Giunta di Virginia Raggi, la mappa delle correnti M5S

giunta Virginia Raggi correnti M5S

Come è stata composta la giunta di Virginia Raggi 

Virginia Raggi ha composto la sua giunta in modo faticoso. Diversi giornali ricostruiscono lo scontro interno avvenuto al Movimento 5 Stelle, riconosciuto, seppur in modo parziale, anche da Roberta Lombardi, l’esponente pentastellata più influente a Roma insieme a Di Battista. La prima presidente dei deputati M5S ha ammesso sul Corriere le incomprensioni con la sindaca della capitale.

GIUNTA RAGGI, GUIDA ALLE CORRENTI M5S

L’amministrazione di Roma è la prova più rilevante per le ambizioni di guida del governo nazionale del Movimento 5 Stelle. Il successo o il fallimento di Virginia Raggi potrebbe rafforzare o indebolire la sempre più probabile corsa di Luigi Di Maio alla guida dell’Italia. Per questo motivo ogni passo della sindaca è stato seguito in modo quasi ossessivo dai due «direttori» del M5S, quello nazionale e quello romano, che hanno contribuito a formare la squadra che affiancherà Virginia Raggi a Roma. Da loro sarebbe arrivato lo stop alle prime due nomine, Frongia capo di gabinetto e Marra suo vice, decise in autonomia dal nuovo sindaco. Su La Repubblica Giovanna Vitale ha elaborato una sorta di mappa delle correnti all’interno della nuova giunta. L’indicazione di Laura Baldassarre alle Politiche sociali è arrivata da Luigi Di Maio, che ha spinto anche per l’incarico di Marcello Minenna come assessore al Bilancio. Pare su suggerimento di Milena Gabanelli.
LEGGI ANCHE

La Giunta di Virginia Raggi a Roma: la squadra degli assessori (e le esclusioni dell’ultim’ora)

GIUNTA RAGGI, IL RUOLO DI DI BATTISTA E LOMBARDI

Daniele Frongia e Paolo Berdini, vicesindaco e assessore all’Urbanistica, sono due nomine legate ad Alessandro Di Battista, il parlamentare romano più popolare, tanto nella capitale quanto nel resto d’Italia. Di Battista è il deputato più vicino alla Raggi, anche se sulla giunta ha contato di più, ancora una volta, Di Maio. Paola Taverna e Roberta Lombardi hanno suggerito diverse nomine. La Lombardi, molto legata a Marcello De Vito, ha ammesso in una intervista al Corriere della Sera i suoi dissensi rispetto ad alcune scelte di Virginia Raggi, anche se ha minimizzato le sue difficoltà con il sindaco. La prima presidente dei deputati M5S ha anche smentito l’intervento di Grillo, decisivo a quanto risulta nel bloccare le nomine di Frongia e Marra a capo di gabinetto e suo vice. Le prima scelte di Virginia Raggi che avevano bloccato tutta la formazione della giunta, e rimaste ancora in sospeso visto che per il momento non è stato ancora indicato il capo di gabinetto del sindaco. Una scelta di Raggi per rivendicare la sua autonomia.

A Roma non abbiamo un sindaco, ma un album di famiglia

Pubblicato: Aggiornato: 
RAGGI E IL FIGLIO
Stampa
E il piccolo Matteo sul suo scranno durante la votazione in assemblea capitolina, che stringe la mano al neo presidente De Vito, poi gioca con lo schermo touch della postazione. Carino, fa molto primo sindaco donna e madre, ci sta. 
E il padre e la madre emozionati in aula. "Quanto sono felice? in una scala da 1 a 100, direi 101", dichiara il padre. Carini, fa molto sindaco figlia, ci sta.
E il marito, quello della lettera nel giorno della vittoria. "Una giornata speciale per tutti. Se sono emozionato? Certo. Che cosa ha detto Virginia dopo la lettera aperta che le ho indirizzato all'indomani della vittoria? Ci siamo visti, abbracciati, era contenta, ma la lettera non è importante". Eppoi: "Se aiuterò Raggi? Ci mancherebbe, sono un attivista da tanto tempo". Opportuno, fa molto sindaco moglie, ci sta.
E i colleghi dello studio Sammarco, quello che difese Previti, dove la Raggi fece pratica, e che creò qualche problemino, ma neanche tanto grande, alla cavalcata trionfale di Virginia. "Come era in studio? Era bravissima... Sono molto contento per Virginia, sono sicuro che farà molto bene", dice Sammarco. Un po' al limite, fa un po' parenti lontani che tornano al momento meno opportuno, forse meglio evitare.
E i parlamentari Alessandro Di Battista, Carla Ruocco e Paola Taverna, non proprio il minidirettorio a 5 stelle che dovrebbe coordinarsi con il primo sindaco donna della capitale, ma una rappresentanza di peso. Istituzionale, ombrello politico, ci sta.
Infine Casaleggio-Grillo, con il blog, dove oltre alla diretta streaming della prima riunione del consiglio comunale, è stata pubblicata anche la lista della giunta con un breve curriculum di tutti i 9 assessori. "Nessuno di loro è un politico - si legge sul blog - ma sono tutti cittadini che hanno deciso di mettere la loro competenza al servizio di questa bellissima città e di noi tutti". Sguardo che arriva dall'alto, patriarcale, anzi, visto che siamo a Roma, da generoni. Garanzia di ultima istanza. Ci sta. 
Insomma, una pletora di figure intorno alla tosta Virginia. Va bene lo storytelling, la costruzione del personaggio, la persona prima della politica, ma qui un po' si esagera. Più che un insediamento di un primo cittadino, sembra la giornata della laurea. Nuovo stile? Vincente? Umano? Vedremo, ma per ora, più che un sindaco, di cui giudicheremo gli atti, a Roma abbiamo un mega album di famiglia.

Direttorio in aula e figlio sullo scranno, la prima non è buona

Roma
A view of Julius Caesar Hall of Campidoglio Palace, Rome's City Hall, during Rome's anti-establishment 5-Star Movement (M5S) Mayor Virginia Raggi (C) first council meeting, Rome, 07 July 2016.           ANSA/ ANGELO CARCONI
Un esordio come quello di ieri, all’insegna dell’arroganza strapaesana, sembrava fatto apposta per scatenare malumori e mal di pancia proprio nell’ala più istituzionale della giunta. Cosa puntualmente avvenuta
 
So di andare controcorrente e di essere sul punto di scrivere qualcosa di politicamente scorretto, so che a molti è apparso un gesto «simpatico», ma per me quella del figlio di Virginia Raggi seduto al posto della Sindaca è davvero un’immagine terribile. Non trasmette affatto quell’idea di «normalità» per la quale è stato studiato a tavolino e messo in atto. Piuttosto, un’immagine a metà tra la festa rionale e un congresso del partito comunista coreano dove si esibisce il figlio del caro leader dinnanzi a una tribuna d’onore, appositamente allestita per la prima volta nell’aula Giulio Cesare per i parlamentari grillini e i loro portaborse che guidavano da lì la ola del pubblico (anch’esso ovviamente rigorosamente mono colore).
Non è normale anzitutto perché, lo dico da genitore, espone un bimbo inconsapevole a un’ attenzione morbosa, lo getta in pasto alla ferocia del circo mediatico. Cosa farà la Sindaca quando i fotografi e le telecamere inseguiranno il first-baby? Invocherà quella privacy che lei stessa ha violato? Poi, il gesto «simpatico» non è consentito dalla legge che vieta l’ingresso nell’aula Giulio Cesare agli estranei, e tantomeno consente loro di sedere sugli scranni riservati ai consiglieri e agli assessori. È una normale norma di sicurezza e di decoro delle istituzioni.
Lo si ritiene una norma arretrata? Si vogliono avvicinare i cittadini all’istituzione? Bene, visto che hanno una maggioranza schiacciante in Consiglio, i pentastellati possono modificare il regolamento e consentire ai bambini di sedere a turno al posto del sindaco durante le sedute del consiglio. Ma non al figlio di questo o quello, bensì a tutti i bambini che lo vogliano, a rotazione. Dite che sarebbe il caos? Giusto, ma allora perché consentirlo solo a qualcuno? Se poi voleva essere un gesto simbolico, è orripilante: ricordate tutti coloro che salirono in cattedra per bacchettare i girotondini quando fecero parlare contro Berlusconi un adolescente al Palatrussardi di Milano?
Quanto accaduto ieri a Roma è molto peggio, perché come icona si è scelto addirittura un bimbo di 5 anni. I gesti, si sa, hanno un loro potere di comunicazione che va ben al di là delle parole. Da questo punto di vista, a parte quello di cui abbiamo appena parlato, gli altri gesti che comunicano sono quelli dei parlamentari che occupano l’emiciclo e scalano gli scranni della giunta. Si tratta di un’occupazione simbolica dello spazio che ha un preciso significato nella feroce lotta che si è svolta attorno alla formazione della giunta; un’affermazione di potere da parte del direttorio che, dopo averla costretta alla marcia indietro su tre nomine già annunciate (Frongia capo di gabinetto, Marra suo vice, Lo Cicero allo Sport), avverte così Sindaca e Giunta: siamo qui, vigiliamo, controlliamo da vicino.
Una dinamica che non potrà che entrare in rotta di collisione con una giunta che, sia detto ad onor del vero (al di là di conflitti d’interessi più o meno latenti che sarebbero stati contestati a tutti, ma alla giunta degli “onesti” si perdona tutto) è composta in larga misura da persone serie e competenti. Già ieri, sui volti di alcuni di loro, si leggeva il palese imbarazzo durante la presentazione tipo talent fatta dalla Sindaca, con i neo assessori chiamati ad alzarsi durante la lettura del loro curriculum e sottoposti all’applausometro teleguidato dalla truppa dei parlamentari. Di alcuni, però, come Luca Bergamo, assessore alla cultura, la Raggi ha dimenticato di citare la lunghissima collaborazione prima con Veltroni e poi con Prodi: forse non fa fico. In altri casi, pensiamo al Superassessore a Bilancio e Partecipate, Marcello Minenna, si tratta di una persona abituata a ragionare di numeri, di business plan, a cercare soluzioni e non ad affermare ideologie. Sottoporrà tutte le sue scelte ai potentati politici che governano il Movimento o pretenderà l’autonomia di chi per legge deve rispondere solo al sindaco e al consiglio?
Un esordio come quello di ieri, all’insegna dell’arroganza strapaesana, sembrava fatto apposta per scatenare malumori e mal di pancia proprio nell’ala più istituzionale della giunta. Cosa puntualmente avvenuta.

De Luca ha ragione al 100%. Sono anni che i leghisti e i grillini offendono tutto e tutti. Adesso De Luca diventa offensivo. De Luca non ha detto neanche un millesimo di quello che hanno detto i grillini in questi anni. E quelli del PD che riprendono De Luca sbagliano mille volte.




De Luca: “Per anni il M5S ha offeso chiunque, ora fa il circo equestre contro di me



È stato amministratore delegato di Expedia, azienda di viaggi online che ha prodotto alcune edizioni del rapporto sull'ecommerce insieme alla Casaleggio
NEXT QUOTIDIANO
Adriano Meloni è in corsa come assessore allo sviluppo e al commercio della Giunta Raggi. Ma soprattutto, racconta oggi Jacopo Iacoboni sulla Stampa, è stato amministratore delegato di Expedia, azienda di viaggi online che ha prodotto alcune edizioni del rapporto sull’ecommerce insieme alla Casaleggio:
In pole position come assessore economico della giunta del rinnovamento e della ricostruzione di Roma c’è infatti Adriano Meloni; e chi è Adriano Meloni? Il classico grande manager venuto su in una multinazionale, cosa che già di per sé stride col Movimento, ma sarebbe il meno: di quale multinazionale? Meloni è stato fino al 2008 amministratore delegato della parte italiana di Expedia, l’azienda leader mondiale nel settore dei viaggi online che – in anni fondativi per la Casaleggio associati – ha prodotto (fino al 2009, quando poi Meloni lascia Expedia) alcune edizioni del rapporto annuale sull’ecommerce e lo stato della rete assieme, guarda caso, alla Casaleggio associati.
Stimato molto da Casaleggio, amico di Davide, Meloni era nei primi anni di quell’evento milanese – vera rete di networking fra aziende internettiane – il secondo a parlare dopo Gianroberto. Partecipò anche agli incontri di «Gaia», il network (da cui il video millenaristico di Casaleggio) su The Future of Politics, e qui a fianco ne pubblichiamo il documento, giratoci dagli archivi online della Casaleggio. Insomma, se Meloni dovesse essere l’assessore economico di Virginia, non è impossibile che l’azienda possa conoscere in anticipo cruciali politiche economiche della Capitale.
giunta raggi correnti m5s
Giunta Raggi: le correnti M5S (La Stampa, 6 luglio 2016)
Una situazione di potenziale conflitto d’interessi. Parentesi, Expedia era un gigante globale, all’epoca, mentre la Casaleggio una piccola startup che non aveva ancora una sede, al punto che quegli incontri sull’ecommerce – in cui Casaleggio e Meloni primeggeranno – furono ideati, in assenza di una sede, a casa di Luca Eleuteri, il socio storico di Gianroberto. Chi ha presentato Adriano Meloni alla Raggi? Di che natura era la partnership Casaleggio-Expedia gestione Meloni? Virginia, dove ha potuto, ha puntato i piedi e ottenuto per esempio che Daniele Frongia, spostato da capo di gabinetto a vicesindaco, ricevesse anche una delega pesante, le società partecipate.
Da questo punto di vista ha fatto pari e patta, si può dire, ed è stata brava. Ha un senso la sua scelta di affidarsi a due donne che erano state selezionate personalmente da Ignazio Marino, in ruoli chiave: la capo di gabinetto sarà Daniela Morgante, ex assessore al bilancio di Ignazio (i due avevano poi discusso animatamente e lei aveva lasciato, ma non hanno rotto); mentre vicecapo di gabinetto sarà un’altra mariniana, Virginia Proverbio, che guidò per Marino la struttura di coordinamento per il Giubileo. Ma anche loro non vengono dai cinque stelle, che insomma, si devono affidare sempre e totalmente a uomini e mondi esterni (e quello di Marino, prescelto da RaggiFrongia, è davvero il migliore).

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...