giovedì 17 luglio 2014

Io mi chiedo sempre perché invece di ricevere questi incompetenti non si mandano a lavorare tutti. Sono quaranta anni che Angeletti fa il sindacalista. Ma il sindacalista è un mestiere??????

Gabriele Del Torchio: "Alitalia sta morendo, stasera un accordo". La Uil frena sul contratto

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ANGELETTI
"Alitalia sta morendo. Credo che stasera alle 17 troveremo un accordo" sul contratto e sui risparmi sul costo del lavoro. Lasciando il ministero dei trasporti dopo l'incontro con i sindacati Gabriele Del Torchio sintetizza così il complicato intreccio di discussioni sulla trattativa che coinvolge il destino della ex compagnia di bandiera.
Il no della Cgil sugli esuberi. Sono due i filoni principali del negoziato. Il primo, quello che riguarda gli esuberi, sembra essere ormai in via di risoluzione con la firma dell'accordo da parte di Cisl, Uil, Ugl e associazioni di categoria e il no da parte della Cgil. L'intesa, ha sottolineato il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi "è valida anche senza l'ok della Cgil" dal momento che le sigle favorevoli rappresenta almeno il 70% dei lavoratori dell'azienda.
Contratto nazionale, lo stop della Uil. Diversa è invece la trattativa sul rinnovo del contratto nazionale del trasporto aereo. In giornata è arrivato l'ok di Cgil e Cisl, ma l'alt della Uil. "Non credo - ha detto il segretario Luigi angeletti - che ci siano le condizioni perchè il rush finale abbia un esito positivo. Secondo noi questo testo nel contratto viola molti diritti delle persone che lavorano in alitalia e non c'entra nulla con l'operazione che ha chiesto la compagnia emiratina".

I 5 stelle ammettono di essere impotenti e depressi

Grillo sciacalli falsificano Faletti a cadavere caldo

La grillina Blundo affloscia le proposte degli attivisti - Festella

Francamente non risco a capire perché un presidente del consiglio debba perdere tutto questo tempo ad ascoltare degli emeriti incapaci.


Riforme, secondo incontro Pd-M5s

Sul tavolo la legge elettorale. Il confronto. Renzi ai grillini: «Scettico sulle vostre reali volontà».

POLITICA
Secondo round in diretta streaming fra Partito democratico e Movimento 5 stelle sulle riforme. Dopo il faccia a faccia del 25 giugno, le delegazioni dei due partiti sono tornate a incontrarsi il 17 luglio. A differenza di quanto era trapelato in un primo momento, anche stavolta era presente il premier Matteo Renzi: «Non credo che ci andrò io», aveva anticipato lui stesso al termine del summit europeo di Bruxelles per poi evidentemente cambiare idea. Assente invece Beppe Grillo.
SCONTRO SULLE PREFERENZE. Sul tavolo dell'incontro, rimandato di un'ora rispetto a quanto previsto inizialmente, il difficile dialogo tra il patto del Nazareno e le istanze del Movimento sulla riforma della legge elettorale, con il tema delle preferenze come possibile campo per uno scontro frontale.
DELEGAZIONI A CONFRONTO. Per i 5 Stelle si sono presentati i due capigruppo a Camera e Senato, Paola Carinelli e Vito Petrocelli, più l'estensore del Democratellum, Danilo Toninelli, oltre a Luigi Di Maio, vero protagonista dell'apertura del Movimento al dialogo con il Pd. Per i dem, invece, c'erano il vicesegretario Pd Debora Serracchiani, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza e Alessandra Moretti.
16.57 - RENZI: «APERTURE SU MOLTI PUNTI». L'incontro «è andato bene, abbiamo avuto aperture su molti punti», come per esempio «sul ballottaggio». E «sulla riforma del Senato riconoscono che non c'è deriva autoritaria». Lo ha affermato il premier Matteo Renzi, interpellato dai cronisti al termine dell'incontro con il M5s su riforme e legge elettorale.
16.53 - RENZI: «IO SONO UN BRADIPO. E VOI?». «La risposta è su alcune cose polemica. Dite che sono un bradipo. Ma, se io sono bradipo che ci ho messo una settimana, che siete voi? La mia prima proposta è di dicembre?». Lo ha affermato Matteo Renzi nel corso dell'incontro con il M5s sulla legge elettorale.
16.52 - RENZI: «È ANDATA MOLTO BENE». È andata «molto bene, sono contento il problema è se» Di Maio «li porta tutti. Vediamo che succede al loro interno». Lo ha affermato, interpellato dai cronisti, il premier Matteo Renzi al termine dell'incontro con il M5s su riforme e legge elettorale.
16.41 - RENZI: «NON BLOCCHIAMO LE RIFORME PER VOI». «Non è che ora blocchiamo la riforma costituzionale, che è un gigantesco passo in avanti, perché un deputato che sale sui tetti ce lo chiede». Lo ha affermato Matteo Renzi nel corso dell'incontro con il M5s sulla legge elettorale.
16.08- GRILLO PROMUOVE I 5 STELLE. «Sto seguendo la diretta streaming dell'incontro M5s-Pd. I nostri ragazzi come sempre sono fantastici e competenti». Lo ha scritto Beppe Grillo su Facebook mentre era in corso l'incontro.
16.08 - RENZI: «IL NODO SONO LE PREFERENZE». «Il punto vero è capire se sulle preferenze riusciamo a trovare un punto di caduta o meno», ha affermato Matteo Renzi. «I cinque punti» di discussione proposti dal M5s «li studiamo: da qui al primo di agosto, quando ci sarà da discutere della legge elettorale» in Senato, «vedremo se possiamo fare passi avanti. Noi però a differenza vostra abbiamo il problema di trovare un accordo molto ampio perché per noi le regole sono un valore da condividere insieme. Non è che stiamo perdendo tempo».
15.59 - RENZI: «RIFORME CHIUSE IN 15 GIORNI AL SENATO». «Ragionevolmente in 15 giorni si chiudono» le riforme costituzionali al Senato. Lo ha detto il premier Matteo Renzi al M5s. «Se continua l'ostruzionismo, ci vorranno al massimo 15 giorni, da quando si inizia a votare, lunedì prevedibilmente. Il giorno dopo siamo pronti a discutere della legge elettorale al Senato».
15.57 - RENZI: «SU RIFORME NON COSÌ LONTANI». «Vogliamo tenerla aperta o no la discussione» sulle riforme costituzionali «e se sì quali sono i punti su cui voi non accettate totalmente nessun tipo di accordo?». Lo ha domandato il premier Matteo Renzi al M5s. Poi ha affermato: «Non credo che siamo così lontani» nel merito della riforma.
15.39 - RENZI: «PASSI AVANTI MA RESTO SCETTICO». «È oggettivo che si sono fatti passi avanti» nel dialogo Pd-M5s sulla legge elettorale: «Chi lo dovesse negare sbaglierebbe. Ma dovete anche capire che il nostro atteggiamento è talvolta un po' scettico sulla vostra reale volontà anche perché leggiamo dichiarazioni su P2, democrazia autoritaria...». Così il premier Matteo Renzi al M5S.
15.21 - M5S: «SERVE STABILITÀ, NON GOVERNABILITÀ». «Voi parlate di certezza della vittoria, a noi interessa la stabilità». Lo ha detto Di Maio nell'incontro con il M5s, nel mettere l'accento sulla stabilità dei governi più che sulla governabilità. «Il doppio premio di coalizione dà instabilità», ha aggiunto Danilo Toninelli, «diamo stabilità alla governabilità con il doppio turno di lista».
15.14 - DI MAIO: «REINTRODURRE PREFERENZE». «Dal nostro punto di vista ci sono punti importanti da cui non si può prescindere», tra cui quello dell'introduzione delle preferenze nella legge elettorale.
Lo ha detto Luigi Di Maio (M5s), nell'aprire l'incontro tra M5S e Pd. «Dopo otto anni di Porcellum» si deve tornare alle preferenze, ha affermato Di Maio distribuendo alla delegazione Pd uno schema con le proposte 5 Stelle. «Io che sono del Sud so che le preferenze hanno alcune degenerazioni ma questo non significa che non si possono usare controbilanciamenti».
15.10 - DI MAIO: «PRIMA LA LEGGE ELETTORALE, POI LE RIFORME». «Delle riforme, dopo la legge elettorale, se volete ne parliamo». Lo ha affermato Luigi Di Maio dando il via al'incontro con il Pd sulla legge elettorale.
Giovedì, 17 Luglio 2014

Ma perché i lavoratori non li mandano a lavorare questi sindacalisti parassiti? Troveranno il modo di far scappare anche gli arabi.

Alitalia: i sindacati annunciano l’intesa. No della Uil

di   - 17/07/2014 - Verso la fumata bianca al tavolo con il Ministro Lupi. Camusso e Bonanni, leader di Cgil e Cisl: «Trovate convergenze importanti»

Alitalia: i sindacati annunciano l'intesa. No della Uil
E alla fine arrivò la fumata bianca nel trasporto aereo italiano. È stata trovata un’intesa infatti al tavolo al ministero dei Trasporti con azienda Alitalia esindacati sul Contratto nazionale di settore e i risparmi sul costo del lavoro. A riferirlo sono stati i segretari generali di Cgil e CislSusanna Camusso e Raffaele Bonanni, precisando che alle 17 sono convocate le categorie per la firma.

Alitalia(Foto: Antonio Calanni / Getty Images)

BONANNI: «TROVATE CONVERGENZE IMPORTANTI» – L’importante convergenza sul contratto nazionale per il trasporto aereo è giunta al termine della riunione dei vertici di Cisl e Cgil con il ministro dei Trasporti Maurizio Lupie i vertici dell’Alitalia. Bonanni ha precisato che è stata raggiunta un’intesa anche sulla riduzione del costo del lavoro per 31 milioni. «Si sono trovate delle convergenze importanti per fare il contratto – ha detto il leader della Cisl -. Alle 17 sono state convocate le categorie». «La forza per chiudere il contratto c’è – ha aggiunto Bonanni -. Oggi mi pare che abbiamo bloccato la situazione». La segretario dalla Cgil Camusso ha detto: «Oggi saranno convocate le categorie per la firma del nuovo contratto di lavoro per il settore». E ha poi aggiunto che «le regole per la rappresentanza non potranno che essere quelle previste dall’accordo sindacati-Confindustria del maggio dell’anno scorso». Si tratta di regole in base alle queali i contratti o gli accordi saranno considerati validi solo se riceveranno il voto della maggioranza dei lavoratori interessati.
NO DELLA UIL – Da Cgil e Cisl si smarca però la Uil. Il segretario Luigi Angeletti ha fatto sapere che «allo stato attuale non è stata trovata un’intesa sul contratto di settore e sui risparmi del costo del lavoro in Alitalia. Angeletti lo ha dichiarato uscendo dal tavolo del Ministero dei Trasporti. Angeletti ha comunque precisato che la situazione può cambiare «se alle 17 di trova un’altra soluzione».
ALITALIA SPERA – Intanto Alitalia spera. L’amministratore delegato Gabriele Del Torchio, al termine del confronto con sindacati e governo, ha affermato: «Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata: l’Alitalia sta morendo, credo che stasera alle 17 troveremo un accordo».
(Foto copertina da archivio LaPresse. Credit: Roberto Monaldo)

Le regioni, ormai il centro del sotto governo clientelare, costano ai contribuenti italiani più di un miliardo di euro all'anno. Quando le chiudiamo?. Ovviamente più di un miliardo all'anno al netto delle mazzette e del costo delle opere inutili fatte per prendere le mazzette.

Costi della politica, ecco il rapporto
I tagli possibili dalla Rai ai vitalizi

La critica per il giro di nomine nei tg ad ogni cambio di esecutivo

di Sergio Rizzo

Palazzo dei Normanni, sede della Regione Sicilia Palazzo dei Normanni, sede della Regione Sicilia
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La Rai, per esempio. «A ogni cambio di governo, maggioranza e ad ogni scadenza del consiglio d’amministrazione segue normalmente un giro di nomina dei direttori dei telegiornali, i quali a loro volta nominano e promuovono 3-4 tra vicedirettori e capiredattori per governare con persone fidate. I passati capi tornano a disposizione mantenendo però stipendi, titoli e ruolo che avevano precedentemente. Il risultato è che ad esempio nel Tg1 solo un terzo dei giornalisti è un redattore ordinario e gli altri due terzi sono graduati». La mazzata alla tivù di Stato è tutta qui. Ma tremenda. E non tanto per la stoccata alla nave ammiraglia. Già un anno fa il deputato del Pd Michele Anzaldi denunciava che dei 113 giornalisti del Tg1 appena 32 erano redattori ordinari, mentre i soli capiredattori risultavano ben 34. Rapporto fra soldati semplici e graduati? Uno a 2,5.
La botta è micidiale perché nel rapporto sui costi della politica commissionato dal direttore d’orchestra della spending review Carlo Cottarelli a un pool di esperti coordinato da Massimo Bordignon, la Rai è assunta a simbolo poco edificante. L’emblema di quell’enorme indotto costituito dalle imprese pubbliche sulle quali la stessa politica scarica un peso economico non indifferente. Tanto da indurre gli autori del documento - che il governo ha deciso di rendere pubblico - a formulare una raccomandazione: quella che «le posizioni apicali nelle imprese pubbliche soggette a nomine politiche devono avere carattere temporaneo, con la previsione che la retribuzione segua la funzione effettivamente svolta». Vale per la Rai, come per tutte le altre migliaia di aziende controllate dal pubblico. Dove per pubblico si intende Stato, Regioni, Province e Comuni.
E non è un caso che questo passaggio si trovi nell’ultimo capitolo, quello intitolato «Il sistema del finanziamento dei partiti», che comincia a pagina 86 del rapporto fino a ieri svanito e oggi finalmente ritrovato. Perché, come abbiamo tante volte ricordato, i canali attraverso cui la politica drena risorse pubbliche sono così numerosi da sfuggire a un calcolo preciso. Ragion per cui le raccomandazioni degli esperti di Cottarelli si sprecano. Come quella di «introdurre la massima trasparenza sui finanziamenti ai gruppi parlamentari», che nel solo 2012 hanno incassato 73 milioni: somma andata ovviamente ad aggiungersi ai rimborsi elettorali. O quella di alzare almeno al 10 per cento l’Iva sulle spese elettorali, che una legge d’altri tempi aveva fissato al 4 per cento appena: stesso livello vigente per i beni di prima necessità. Oppure quella di portare ad almeno 10 centesimi il francobollo per le lettere di propaganda politica, contro i 4 attuali. O ancora, quella di tagliare ancora del 20 per cento i sussidi alla stampa di partito. Anche se i risparmi non sarebbero certo dell’ordine di quelli che si potrebbero ottenere intervenendo sugli apparati istituzionali.
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Il costo dei consigli regionali nel 2012
E qui viene il bello. Come abbiamo anticipato ieri, la relazione di 106 pagine consegnata nello scorso mese di marzo a Cottarelli contiene una radiografia approfondita dei costi della politica nei Comuni e nelle Regioni. Arrivando alla conclusione che su questo fronte si potrebbero realizzare economie per 630 milioni di euro l’anno oltre a quelle già portate a casa con le riforme fatte a partire dal governo di Mario Monti.
Quasi metà, pari a 300 milioni e 698 mila euro l’anno, deriverebbe da interventi sulle amministrazioni comunali. Il rapporto suggerisce l’accorpamento dei piccoli Comuni (quelli sotto i 5 mila abitanti), la riduzione del 20 per cento del numero di consiglieri e assessori (oggi quasi 139 mila), l’eliminazione del trattamento di fine rapporto per i sindaci e il taglio compreso fra il 10 e il 20 per cento delle remunerazioni per il personale politico nei municipi al di sotto dei 15 mila abitanti. Tutte misure, si aggiunge nel documento, che andrebbero necessariamente estese anche alle Regioni a statuto speciale alle quali viene riconosciuta autonomia finanziaria nella gestione della finanza locale, quali Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
Altri 330 milioni sarebbero i risparmi attesi dall’applicazione dei «costi standard» agli apparati politici regionali. Alcuni dei quali, va detto, si sono mostrati decisamente riluttanti di fronte ai tagli già imposti sull’onda degli scandali di Batman&co. alla Regione Lazio. Innanzitutto sulla trasparenza. Nonostante in seguito al decreto Monti sia stata fissata una retribuzione lorda onnicomprensiva uguale per tutti i consiglieri (11 mila euro mensili), i dati pubblicati per legge sui vari siti «non dicono», sostiene il rapporto, «quanti consiglieri cumulano all’indennità di carica le varie indennità di funzione previste, ed è dunque impossibile calcolare la retribuzione effettiva». Poi c’è il caso della Sardegna, che ha fatto ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto Monti e non l’ha applicato, dov’è fissata «un’indennità di carica molto più alta (14 mila euro) della soglia su cui possono cumularsi le altre indennità».
Del resto le differenze nei costi delle assemblee, fra Regione e Regione, restano rilevantissime anche dopo la quasi generale equiparazione delle indennità. La media nazionale per consigliere «è superiore ai 900 mila euro ma Lazio, Calabria e Sicilia spendono più di un milione e mezzo mentre Molise e Marche sono attorno ai 500 mila euro», rivelano gli autori. Affermando la necessità di ridurre anche qui, ulteriormente, di 266 unità il numero di assessori ed eletti, con un risparmio possibile di 35 milioni: più altri 25 se si allineasse lo stipendio del consigliere a quello del sindaco del capoluogo. In tutto, dunque, sessanta milioni. Che salirebbero a 107 se, come propone il rapporto, si eliminasse anche il rimborso forfettario mensile. «In fondo», scrivono gli esperti di Cottarelli, «ai percettori di redditi di lavoro dipendente non è in genere riconosciuto un rimborso per le spese attinenti alla loro attività». Non si capisce quindi per quale ragione i consiglieri regionali debbano averne diritto. 
Altri 50 milioni di minore spesa potrebbero derivare dalla revisione dei vitalizi pagati agli ex consiglieri in base ai cosiddetti diritti acquisiti: semplicemente ricapitalizzando i contributi effettivamente versati sulla base del sistema contributivo e ricalcolando così gli assegni mensili. I vecchi vitalizi rappresentano una fetta gigantesca del costo della politica regionale: 173,4 milioni nel 2012. Che continua a lievitare. Basti pensare che nella sola Regione Lazio l’esborso è salito di oltre il 30 per cento in due anni, da 15,9 milioni nel 2012 a più di 20 quest’anno. 

Ecco cosa scrive il Presidente della corte di cassazione Ernesto Lupo. Noi creiamo che tranne rare eccezioni è quello che accade tutti i giorni.

"I magistrati continueranno ad adempiere alle loro funzioni con serenità ed impegno, fedeli al modello di giudice capace, per la sua indipendenza, di assolvere un cittadino per mancanza di prove sulla sua colpevolezza anche quando il sovrano o la pubblica opinione ne chiedono la condanna, e di condannarlo in presenza di prove anche quando i medesimi poteri ne vorrebbero l'assoluzione."

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...