sabato 23 febbraio 2013

Ah, ah, ah, ah.......A Parma si sta girando ormai il film "Oggi le comiche". Avevano promesso la rivoluzione stanno facendo quello che avrebbe fatto il più pirla degli studenti di Economia e Commercio. Questa sarà l'Italia in sei mesi con questi incompetenti.

http://www.ladyblitz.it/politica/m5s-parma-beppe-grillo-sa-che-1492779/

Ho seguito in televisione un imprenditore che non conoscevo. Figlio di un contadino che crede nei giovani. Io chiedo:" non si può prendere una persona così e metterla al ministero dello sviluppo?". Produce qualcosa di concreto come i maglioni di cachemire. Non è certo come il venditore di pubblicità televisiva.


Brunello Cucinelli “regala” 5 milioni ai dipendenti. Che hanno contribuito a far crescere l'utile netto del 25%

Marta Casadei
Una busta paga con 6,385 euro in più. Per qualcuno un "bel regalo di Natale", per qualcun altro un bonus per premiare i propri dipendenti per il lavoro svolto egregiamente. Comunque la si veda quella di Brunello Cucinelli, imprenditore umbro meglio conosciuto come "il re del Cachemire" italiano, è una bella storia, una vicenda incoraggiante in un momento in cui moltissimi lavoratori del sistema moda tengono le dita incrociate sperando che l'azienda in cui lavorano non chiuda. Che cosa ha fatto Cucinelli? Ha deciso di condividere 5 milioni di utili con i suoi 783 dipendenti che si troveranno in busta paga quei 6.385 euro in più di cui sopra. 
«Questo vuole essere un dono di famiglia, qualcosa che va aldilà dell’azienda che è quotata in Borsa» ha detto l'imprenditore di Solomeo, che ha aggiunto: «abbiamo voluto dare un premio a chi è cresciuto insieme a noi e l’abbiamo comunicato ai dipendenti».
Cucinelli è per tutti un imprenditore illuminato: ha ristrutturato un borgo antico ( qui le foto in un altro post: http://www.linkiesta.it/blogs/marchionne-veste-prada/cucinelli-domani-il-debutto-borsa-e-uno-sguardo-speciale-su-solomeo ) in Umbria, Solomeo, fulcro della produzione dei suoi capi, lussuosi e frutto del lavoro - oltre che dei dipendenti dell'azienda - di un network di micro imprese, oltre 300, che lavorano in esclusiva per Cucinelli; si ispira ai canoni della filosofia benedettina, promuovendo la "cura dell'anima" anche in azienda (a Solomeo c'è un'area biblioteca-relax riservata ai dipendenti). Certamente Cucinelli è anche un imprenditore che sta chiudendo un anno molto positivo: dopo la quotazione a Piazza Affari lo scorso 27 aprile, la Brunello Cucinelli -  di cui l'imprenditore continua a detenere circa il 60% - ha annunciato ricavi netti nei primi 9 mesi del 2012 pari a 220,2 milioni di euro,+15,2% rispetto ai 191,1 milioni di euro registrati nel medesimo periodo del 2011. La crescita, a cambi costanti, è stata del 13,6%. L’ utile netto normalizzato è di 21,3 milioni di Euro (+25,3%).
Non male in un momento in cui anche il settore lusso deve fare i conti con la crisi e con una battuta d'arresto dei consumi - seppure leggera - anche nei mercati del Far East.
Allargando il focus, il gesto di Cucinelli - che, chiariamoci, non è da tutti - va contestualizzato in uno scenario di indiscussa positività, dovuta sì all'azzeccata scelta finanziaria ma soprattutto al lavoro di chi i prodotti Cucinelli li cuce, li confeziona, li spedisce, li promuove. Così come i dipendenti dell'azienda del cachemire, molti top manager ricevono un bonus relativo al proprio operato alla fine dell'anno: a livello dirigenziale, dunque, non si tratta di regali di Natale, ma di benefit spesso stabiliti per contratto. 
In questo caso nulla era stato stabilito, ma personalmente tenderei a considerare questo "bonus" come un premio legato al merito, non un regalo. Chissà se qualche altra azienda del lusso deciderà di intraprendere questa strategia?




L'IMU in questo paese viene prima di tutto. Tutto il resto conta niente. Ma può un paese assistere ad una campagna elettorale sull'IMU? Povera Italia.

    ISTRUZIONE/ La scuola non tira e sparisce dall’agenda politica: rischi attuali e scenari futuri

Ma come si può. Ma come si può. Cosa ha fatto l'Italia. Masanielli e ballisti. Noi eravamo in crisi e saremo in crisi anche dopo le lezioni. Non avverrà alcun miracolo. Bisognerà tirarsi su le maniche perché nessuno di regalerà niente. Nessuno può pensare che i debiti fatti da chi ha amministrato negli ultimi 10 anni siano pagati dai cittadini tedeschi.


PROPAGANDA

Imu, la Svizzera sbugiarda Berlusconi

Il ministro delle Finanze elvetico: l'accordo per il rimborso non prima del 2015. Fascicolo aperto a Roma.

Secchiata d'acqua gelida dalla Svizzera su Silvio Berlusconi.
L'eventuale accordo fiscale col Paese elvetico, indicato dall'ex premier per finanziare il rimborso dell'Imu promesso agli italiani, non entrerebbe in vigore prima del 2015.
Lo si è appreso da un carteggio tra la deputata svizzera Ada Marra e il ministro delle Finanze elvetico Eveline Widmer-Schlumpf.
PROMESSA DA 4 MILIARDI. La promessa di Berlusconi di restituire agli italiani i 4 miliardi di euro versati per l'Imu sulla prima casa avrebbe dovuto ottenere la copertura finanziaria nei soldi che sarebbero rientrati dalla Svizzera grazie all'accordo fiscale tra Berna e Roma. Un accordo che il leader del Pdl ha assicurato in tempi brevi.
«DIFFICILI PREVISIONI SULLA DATA». Ma il ministro elvetico ha risposto così all'interrogazione della deputata Marra a riguardo: «Il 9 maggio 2012 la Svizzera e l’Italia hanno rilanciato il dialogo bilaterale in materia fiscale e finanziaria. Alcuni negoziati hanno avuto luogo in seguito e hanno permesso di raggiungere dei progressi nei differenti dossier. Tuttavia, a causa delle elezioni in Italia e dell’incertezza sulla composizione del nuovo governo, è attualmente difficile fare previsioni sulla data di conclusione dei negoziati».
E ha concluso: «Anche nel caso di una ratifica degli accordi entro quest’anno, è difficile prevedere la loro entrata in vigore prima del primo gennaio 2015».
MARRA: «BERLUSCONI HA BLUFFATO». La deputata Marra ha spiegato di aver scritto al ministro per «capire chi stesse bluffando, se il nostro governo o il signor Berlusconi».
Dopo la risposta di Widmer-Schlumpf, si è detta soddisfatta perché «ne si deduce un cortese diniego alla fretta dell'ex-premier. A questo punto, inoltre, ho capito che se c'è stato qualcuno che ha bluffato, quello è stato proprio Silvio Berlusconi».
LA PROCURA DI ROMA APRE UN FASCICOLO. Sempre il 22 febbraio, la procura di Roma ha aperto un fascicolo intestato 'atti relativi a', ossia privo di ipotesi di reato e di indagati, in merito al caso della lettera sul rimborso Imu, a firma Silvio Berlusconi, recapitata a numerosi cittadini.

Il Cav: «C'è già l'accordo con la Cassa Depositi e Prestiti»

Lo stesso Cavaliere ha però sostenuto che per la restituzione immediata dell'Imu ci sia «l'accordo con la Cassa Depositi e Prestiti».
Nel corso di un'intervista a Pomeriggio Cinque, Berlusconi ha sottolineato che l'accordo con la Svizzera «richiederà ancora qualche mese».
BRUNETTA DIFENDE IL CAV. In difesa dell'ex premier è arrivato anche il coordinatore dei dipartimenti del Pdl, Renato Brunetta, secondo cui «la sinistra deve essere proprio con l'acqua alla gola, se continua ad arrampicarsi sugli specchi e a dar via di matto sulla proposta choc di Berlusconi».
Citando la lettera del governo elvetico, Brunetta ha spiegato: «La Svizzera è pronta a siglare il più presto possibile, non appena sarà formato un nuovo governo, un accordo fiscale con l'Italia sulla regolarizzazione dei depositi detenuti da cittadini italiani nelle banche elvetiche, ma va messa in conto anche la possibilità di un referendum popolare, nel caso in cui vengano raccolte 50 mila firme di cittadini svizzeri».
«LA SINISTRA ROSICA». La deputata Ada Marra, «evidentemente sollecitata dai compagnucci italiani, ha fatto un'interrogazione a cui viene data sostanzialmente la stessa risposta. Nulla di nuovo dunque sotto il sole, se non il continuo rosicare della sinistra che sente l'odore della sconfitta».
Venerdì, 22 Febbraio 2013

Ah, ah, ah, ah. E che si può dire. Quello che accadrà all'Italia.


Parma e le promesse mancate.
Luna di miele finita con Pizzarotti

L'aumento delle rette dei nidi, i problemi finanziari, la questione dell'inceneritore. In città monta la delusione. Il sindaco: "Vorrei accontentare tutti, ma non posso"

di VALERIO VARESI
Dopo l'euforia arrivano le proteste. Persino gli esposti, due in un solo giorno martedì scorso. Federico Pizzarotti, il primo sindaco a Cinque stelle di un Comune capoluogo, misura la distanza tra gli annunci della campagna elettorale e l'impatto con l'amministrare. Così, l'aumento delle rette dei nidi, ha fatto infuriare i genitori riuniti nel "comitato famiglie", quelli dell'Irpef e dell'Imu hanno risvegliato il clangore delle pentole in piazza, mentre un altro comitato gli contesta l'atteggiamento troppo arrendevole verso le banche. E su tutto questo aleggia l'imminente accensione del forno inceneritore, vero cavallo di battaglia del M5S in campagna elettorale, che ora rischia di aprire una crepa proprio tra i seguaci di Grillo. 

Di tutto questo Federico Pizzarotti discute pacato mostrando grafici, cifre e tabelle ancorato, quasi abbarbicato, alla realtà, lontanissimo dalle rabbiose invettive del suo leader. Vien da dire che quello del sindaco di Parma sia il "grillismo reale", il pragmatismo amministrativo di chi è costretto a fare i conti ogni giorno con la "Spending review" e con un'eredità pesantissima lasciata da una giunta di centro destra che ha distrutto la città sia sul piano economico (870 milioni di debito) che morale con gli arresti dell'ex sindaco Pdl Pietro Vignali e del ras locale dei berlusconiani Giuseppe Villani. 

Nel maggio scorso, emergendo dalle macerie della "petite capitale" sospinto da un potente vento rinnovatore, Pizzarotti era stato salutato con entusiasmo dalla città, ma a distanza di nove mesi, lo slalom tra i paletti sempre più ostici delle ristrettezze di un bilancio sull'orlo del fallimento fa emergere le prime incrinature di quella luna di miele. Molte delle grane risalgono al passato, ma adesso affollano l'agenda dell'Amministrazione. Nei comitati che contestano ci sono anche elettori di Pizzarotti che avevano sognato un cambiamento più radicale. "Tariffe alle stelle" hanno ironizzato coi cartelli accusando il sindaco di voler risarcire le banche coi soldi dei cittadini. La commissione Audit sul debito attacca la gestione Pizzarotti su uno dei punti più delicati delle denunce in piazza di Grillo: il rapporto con le banche. Nel mirino l'area industriale "Spip"(controllata dal Comune), dove sono stati acquisiti terreni a un valore quasi triplo di quello di mercato gonfiando così l'ammontare di mutui ipotecari contratti con due pool di banche e avallati dalle giunte precedenti. Il commissario Mario Ciclosi, di fronte alla situazione fallimentare della stessa Spip, avviò un concordato preventivo poi fatto proprio anche dalla nuova Amministrazione, ma a tale procedura si è opposto il Tribunale per mancanza dei requisiti necessari. La conseguenza è che l'enorme debito della società si ripercuota pesantemente sul già esangue bilancio comunale. "Il concordato finirebbe per coprire le responsabilità di amministratori e istituti di credito - si arrabbia Cristina Quintavalla, già promotrice di una "lenzuolata" che scatenò uno scandalo urbanistico nel lontano '75 - Pizzarotti non può essere la candeggina che cancella le colpe".

Il "grillismo reale" fa risaltare la dura prassi amministrativa. "Io vorrei accontentare tutti, ma non posso" allarga le braccia il sindaco. "Rispetto al 2011 ho avuto un taglio di 27 milioni su 193 e con questi numeri non si scappa: o riduci i servizi o aumenti gli introiti. Ma se lo fa un sindaco di sinistra lo si commisera, se lo faccio io diventa un problema. D'altro canto - prosegue - non è vero che pago i debiti coi soldi dei cittadini: tutti sanno che la spesa corrente è ben distinta da quella in conto capitale". Ma il problema più grande sulle spalle di Pizzarotti è quell'inceneritore appena costruito e costato 193 milioni, per il quale fu promessa la riconversione. Troppo tardi, visto che l'iter era ormai deciso e che la società Iren è adesso intenzionata a metterlo in funzione già in primavera. "Io non ho mai fatto promesse che non si potevano mantenere" precisa Pizzarotti prendendo le distanze dai più oltranzisti. "Ci abbiamo provato e le battaglie non si avviano per vincerle a tutti i costi. Resto contrario, insoddisfatto, ma il tutto è valso a riportare l'attenzione sul tema rifiuti e sui danni degli inceneritori".

Prudenza e realismo di un'Amministrazione che bada alla riduzione del danno. Come sul concordato preventivo contestato e sull'orlo di sfumare. "Se avessi fatto fallire la Spip mi sarei trovato immediatamente i creditori addosso" spiega Pizzarotti. "Col concordato avremmo pilotiamo la crisi e nel frattempo non avremmo messo un soldo nelle partecipate. Il costo per il Comune sarebbe stato zero" spiega. Ma forse l'incognita più spinosa per il futuro è quella che riguarda il progetto di città che stenta ad emergere da questa navigazione prudente. "I parmigiani erano abituati ai grandi proclami velleitari come il metrò o la città da 400 mila abitanti" fa notare Pizzarotti. "Noi forse dobbiamo imparare a comunicare meglio, ma di sicuro, parliamo un'altra lingua". Tuttavia in città, dopo l'entusiasmo ora si sospende del giudizio: tanti "mah!" esclamati come se su tutto incombesse una grande incognita.

Se questo è un uomo. Ve lo ricordate il libro di Primo Levi. Bel libro.



Berlusconi disperato: “L’Imu ve la pago di tasca mia”

Pubblicato il 23 febbraio 2013 11.35 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2013 11.36
MILANO – “L’Imu ve la ridò di tasca mia”. La fine campagna elettorale consegna un Silvio Berlusconi acciaccato (la versione ufficiale è quella di una congiuntivite che gli ha fatto disertare il comizio conclusivo di Napoli) e disperato. Così disperato da essere pronto, almeno a parole, a rinunciare a buona parte del suo patrimonio, a togliersi di tasca 4 miliardi e a vivere “benissimo” col mezzo miliardo che gli resta.
La matematica non mente e i conti in tasca a Berlusconi li fanno gli ospiti della Tribuna elettorale in onda venerdì sera su Rai Due. Il suo patrimonio ammonta a più o meno 4 miliardi e mezzo e Berlusconi dichiara di essere pronto a spenderlo quasi tutto per restituire agli italiani i soldi dell’Imu. D’accordo: l’amore per il proprio Paese, d’accordo la generosità. La mossa, però, unita all’assenza al comizio di Napoli e a un appello elettorale  conclusivo da commedia dell’arte (“l’opposizione non si lava, ha la forfora e l’alito puzzolente”) ha il sapore della disperazione.
Ma perché Berlusconi dovrebbe togliersi di tasca 4 miliardi? Per “colpa” della Svizzera e del suo ministro delle Finanze,  Eveline Widmer-Schlumpf che ha chiaramente fatto capire come l’accordo con l’Italia se ci sarà, avrà tempi lunghi e  non se ne parlerà prima del 2015. Ammesso e non concesso che accordo ci sarà: perché dalle parti di Zurigo a rinunciare all’anonimato non ci pensano proprio- Peccato che Berlusconi nel suo programma di restituzione Imu  ha dato per scontato che quell’accordo fosse una pratica da chiudere in pochissimo tempo, nel giro di qualche mese. Perché la promessa funziona se l’Imu pagata torna nelle tasche degli italiani subito visto l’impegno a deciderne la restituzione già nel primo Consiglio dei ministri.
Ancora venerdì sera il Cavaliere ha insistito: ‘‘Quello della Svizzera è un falso problema che gli altri partiti hanno messi in campo, perché questa cosa dell’Imu li ha trafitti. Ieri hanno avuto una reazione brutale, Bersani ha perfino detto che io sono un imbroglione. Io invece ho dato un esempio di serietà, e ho detto che ci metto 4 miliardi della mia fortuna per mantenere la parola. Pentito? Anzi, e’ un modello che dovrebbe essere preso come esempio da seguire”.


Padroni a casa nostra. Talmente padroni che si fanno le regole da soli. La banda degli onesti.


Elezioni, “900 firme false per la lista Maroni”. Pm Monza apre un’inchiesta

Le indagini riguardano circa 1.200 firme raccolte nella circoscrizione brianzola. "Emerse irregolarità per quanto riguarda le procedure di autentificazione dell’80 per cento delle sottoscrizioni"

Elezioni, “900 firme false per la lista Maroni”. Pm Monza apre un’inchiesta
I pm di Monza hanno aperto un’inchiesta sulle firme della lista Maroni. Giuliano Beretta, consigliere provinciale monzese della Lega Nord, è stato indagato per falso con l’accusa di avere falsamente autenticato circa 900 firme raccolte nella circoscrizione Monza e Brianza a sostegno della ListaMaroni presidente alla regione Lombardia. L’inchiesta è stata avviata dal pm Franca Macchia in seguito alla denuncia presentata qualche settimana fa dai radicali.
Gli atti, con l’esito degli accertamenti, sono già stati trasmessi all’ufficio centrale elettorale presso laCorte d’Appello di Milano. Le indagini riguardano circa 1.200 firme raccolte nella circoscrizione brianzola e sono “emerse irregolarità per quanto riguarda le procedure di autentificazione dell’80 per cento delle sottoscrizioni”. Da quanto si è saputo, il pm non solo ha interrogato Beretta ma ha anche sentito a campione, come testimoni, un gruppo di elettori. Alcuni di loro avrebbero raccontato di aver firmato un foglio fatto girare in famiglia. Nel loro esposto i radicali avevano chiesto di indagare sulla sospetta raccolta delle 1.200 firme avvenuta in poco tempo, quattro o cinque giorni.
Un’indagine della procura di Lodi ha invece fatto luce su una vera e propria rete specializzata nel fornire firme false ai movimenti politici intenzionati a presentarsi alle elezioni regionali e politiche.In diversi appartamenti e in uno studio legale di Milano sono stati trovati a gennaio 83 timbri con i nomi di giudici di pace di diverse regioni, elenchi di firme e moduli in bianco. Tutto materiale necessario per produrre la documentazione richiesta per presentare le liste. L’inchiesta era partita da un elenco di 500 sottoscrittori de La Destra di Storace, “firmato” da un giudice di pace che in realtà non l’aveva mai visto.

Ricordo solo ai lettori che ogni parlamentare secondo la costituzione italiana decide e vota " senza vincolo di mandato", cioé in piena libertà e senza alcun condizionamento. Tutto il resto é pura illegalità.


E Grillo si trasforma nel Comunicatore Unico

29 - 11 - 2012Valeria Covato
E Grillo si trasforma nel Comunicatore Unico
I candidati alle politiche del Movimento 5 Stelle dovranno sottoscrivere un "Patto comunicativo" che mette nelle mani di Grillo il potere (e i quattrini) della comunicazione politica. La lettera dell´avvocato del comico e le prime reazioni della Rete
Gli aspiranti deputati e senatori del Movimento 5 Stelle non hanno vita facile. Con il  codice di comportamento degli eletti” pubblicato alcune settimane fa da Grillo, ora si scopre che dovranno sottoscrivere un “patto sulla comunicazione”. La lettera, stilata dall´ufficio legale di Beppe Grillo, è stata resa pubblica sul profilo Facebook del Movimento 5 Stelle di Salerno e ripresa dal ferrarese Valentino Tavolazzi, espulso da Grillo per aver organizzato in autonomia una due giorni che per il comico somigliava troppo alle convention dei partiti tradizionali. “L´impegno predisposto dai legali di Casaleggio – accusa Tavolazzi sul social network – prevede che sia Grillo a decidere regole e composizione di un fantomatico comitato che dovrà sovrintendere all´uso dei fondi per la comunicazione e decidere a quale struttura destinarli”. tradizionali.
Il patto sulla comunicazione
La lettera prevede “la costituzione di due ‘gruppi di comunicazione´, uno per la Camera e uno per il Senato”. A definire i due gruppi ci penserà Grillo in termini di “organizzazione, strumenti e scelta dei membri”. Il tutto per un duplice fine: “Garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonché di evitare la dispersione delle risorse per ciò disponibili”. Ogni gruppo avrà poi un coordinatore con il compito di “relazionarsi con il sito nazionale e con il blog di Beppe Grillo”.   Le risorse del gruppo parlamentare Il ruolo di Grillo si spinge oltre: sarà suo compito decidere la “concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato”.

Altre balle. Quante balle. Se avessimo dei cittadini veramente informati non dovrebbero credere a tutte queste balle.

I buchi di Grillo e i Bond di Monti

Una bella riflessione che non ha bisogno di commenti. Riflettiamo seriamente.


Le bufale di Grillo e il bisogno di persone serie

Posted: 23 febbraio 2013 in PoliticaSocietà
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Festa del Movimento 5 Stelle
Mi ero ripromesso di “fare il bravo” e non scrivere davvero più niente su Grillo.
Ma dopo quello che lui ha detto (e fatto) negli ultimi giorni mi consento da solo uno sfogo – soprattutto perché non vedo all’orizzonte (fatto gravissimo) nessun giornalista che faccia una parte del proprio lavoro replicando alle panzane che un candidato dice.
Questa tendenza alla reticenza, ed al fare poco e male  il proprio lavoro, è stata macroscopica nel caso Giannino; nessun giornalista italiano, per cinque anni, si è preso mai la briga di andare a verificare un curriculum… francamente…
Vediamo punto per punto ciò che ha detto e che propone Grillo.
Non tornerò su fatti ormai magistrali che superano ogni possibile satira: la falsa lettera del papa, la falsa lettera del presidente cinese, la biowash ball e tutte le volte che Grillo ha fatto clamorosi falsi, salvo poi, quando smentito, affermare che “era un modo per attirare l’attenzione”.
Come dice lui qui la situazione è seria, grave, e io credo che servano persone serie e responsabili per risolverla.
Fare una campagna elettorale raccontando sciocchezze non rientra nella categoria, e dire che “gli altri sono il vecchio e sono corresponsabili, tutti, delle scelte sbagliate” non giustifica alcuna frottola, anzi imporrebbe il contrario.
Grillo ha affermato che “i giornalisti precari non verificano le fonti, e scrivono e iper-scrivono per guadagnare pochi euro ad articolo e sbarcare il mensile”.
Intanto Grillo dimostra di conoscere il mondo dei giornalisti esattamente per come era, forse, vent’anni fa.
E basta chiederlo a qualsiasi collaboratore del più piccolo quotidiano.
Poi ignora – mister querele ricevute – che proprio i giornalisti “precari” non sono coperti molto spesso dal giornale in caso querela, che gli avvocati se li pagano da soli, e che proprio per questo, molto spesso, non solo verificano più e meglio di altri fonti e riscontri, ma lo fanno anche per “mestiere”… nel senso di poterlo avere un lavoro, perché se non verificassero le notizie, anche quella collaborazione, precaria, salterebbe.
Però questo mi dà l’occasione di chiedere conto delle sue fonti – se ne ha – di ogni sua ultima balla, abilmente recitata da un palco per stimolare gli istinti di folle giustamente arrabbiate, che oggi sono inferocite… e già questo giocare con il malessere delle persone, cavalcando la rabbia e fomentandola, non è una qualità che tutti noi dovremmo attribuire a chi vuole responsabilmente e in modo sano governare un paese… questa è qualità da capopopolo, che farebbe di tutto pur di essere osannato dalle folle.
Grillo ha detto che “un terzo del pil lo spendiamo per opere che crollano e un altro terzo per aggiustarle” – quindi il 66% sarebbe in opere pubbliche.
Chi, come, dove e quando?
Qual è la fonte?
Non esiste.
Basta leggere il bilancio dello stato per verificare che tale misura non raggiungeva l’11% due anni fa e il 9% attualmente.
Grillo ha detto che il suo programma economico (che in realtà è due pagine di titoli, senza alcuna declinazione né indicazione di copertura finanziaria) lo avrebbe scritto addirittura Stiglitz – premio nobel per l’economia nel 2001, e anima delle misure finanziarie di Bill Clinton.
Questa notizia viene smentita da una risposta tanto laconica quanto inequivocabile firmata dalla moglie di Stiglitz, Anya Schiffrin, docente alla Columbia come il marito.
Testualmente “molta gente attribuisce un sacco di cose a mio marito, ma i suoi scritti parlano da soli e sono disponibili online, come lo sono i suoi numerosi discorsi pubblici. Dubito che abbia persino mai nominato il “Movimento Cinque Stelle” da qualche parte.”
Grillo dice di voler dare 1000 euro per tre anni a tutti.
Fa 50miliardi di euro netti – ovvero 82miliardi lordi l’anno per tre anni – a fronte di entrate fiscali per 442miliardi – e questo senza indicare dove prende 1/5 del bilancio dello stato – una cifra pari allo stipendio di tutti i lavoratori pubblici di tutti i settori diretti e indiretti dello stato.
Ma la domanda è… se il minimo è 1000 euro (netti) senza fare nulla, chi mai accetterà di lavorare per uno stipendio che sia inferiore ad almeno il doppio?
E quale azienda per una mansione minima può offrire tanto?
E quanto costano i prodotti e i servizi di quell’azienda per garantire queste retribuzioni minime?
Se a questo sommiamo la riduzione di 1/4 dell’orario di lavoro – e quindi della produttività – è come se dicessimo che da domani un’automobile costa il triplo e un chilo di pasta 3 euro e un litro di latte 4 (per fare esempi minimi).
Si dovrebbe avere rispetto per le persone che guadagnano 800/1000 euro al mese: insegnanti, giovani, operai… ma non lo può fare uno che guadagna 4milioni l’anno, e che è un evasore recidivo con tre condoni tombali e due edilizi alle spalle, e che sa bene che quelle promesse non dovrà mai mantenerle…
Grillo afferma che quel reddito minimo viene dato anche in Danimarca e Francia e Germania…
Chi è la fonte? Qualcuno si è preso la briga di verificare?
No, ma è completamente e assolutamente falso.
Non è questa la sede per un’analisi comparata dei sistemi di welfare – ma sarebbe un’indagine interessante… e qualcuno dovrebbe andarsi ad informare prima di cadere dalle labbra di un comico arrabbiato e incattivito che non ha  nulla da perdere e solo da guadagnare…
Grillo ha detto, a un popolo inferocito dalle spese eccessive, che lo stato “regala 1miliardo di euro di finanziamento alla stampa”.
Qual è la fonte? E’ vero?
No. Nemmeno questo è vero.
I contributi per i giornali di partito sono stati aboliti, tranne quelli in termini di “spese di comunicazione dei gruppi parlamentari”, che attualmente girano a propri organi per circa 22milioni.
Poi ci sono i fondi per le cooperative che gestiscono i giornali (praticamente tutti) che sommano a 80milioni: questa voce è bloccata dal 2010 per ragioni di bilancio e fortemente modificata nei criteri di ripartizione; è una misura che bilancia delle distorsioni di mercato e da lavoro a 9.000 persone, e garantisce l’esistenza di 74 testate (per lo più regionali).
Cifre che anche sommate sono la decima parte di quanto afferma Grillo.
Che però non dice alla stessa folla inferocita che anche se si andasse a votare dopo un anno, lui e Casaleggio si sono assicurati per contratto una rendita di oltre 20milioni all’anno di contributi pubblici, per cinque anni!
Potremmo andare avanti all’infinito, e nondimeno scorderemo qualcosa di una intera campagna elettorale fatta di prese in giro, di non confronto, senza mai dire come fare le cose  senza alcun dettaglio sul programma…
A me basterebbe che di ogni cosa che lui – come gli altri – dice indicasse anche le fonti e documentasse i numeri.
Ma a questo un comico arrabbiato per essere stato cacciato dalla tv, che cerca solo un’occasione di rivincita, incattivito dall’ostracismo, non può arrivare.
Troppo abituato ed accecato dall’essere un uomo solo sul palco, senza dissenso e senza contraddittorio, applaudito e basta, se no sei un venduto o un corrotto…
L’Italia, il mio paese, la mia gente, ha bisogno di serenità, e non di arruffoni arruffapopolo.
L’Italia, il mio paese, la mia gente, ha bisogno di persone serie e di programmi fattibili, e non di promesse illusorie che nessuno può realizzare.
L’Italia, il mio paese, la mia gente, ha bisogno anche di cambiare complessivamente, qualitativamente e generazionalmente, la sua classe dirigente, ma questo lo potrà fare solo cambiando se stessa, e scegliendo davvero, e non certo affidandosi al primo che ti lusinga facendo leva sugli istinti peggiori, e che ti compra dicendoti “se sei con me sei a 5 stelle, se no sei una nullità”.
L’Italia, il mio paese, la mia gente, non ha bisogno di tsunami (abbiamo già le nostre catastrofi naturali su cui sarebbe bene non scherzare) né di vaffanculo, né di odio di parte, ma di una nuova base di riconciliazione e unità.
L’Italia, il mio paese, la mia gente, ha bisogno di un’idea alta – che oggi non c’è – in cui mettere le proprie energie migliori, come fu nel dopoguerra… e come accade sempre nei paesi che riconoscono una propria identità senza divisioni… penso all’America del new deal, penso alla Germania post bellica e a quella della riunificazione, alla Francia del dopo Vichy, alla Spagna post franchista…
Ma questo non lo fa nessun paese che si fa incitare da un urlatore, che non costruisce unendo, che cerca un capo nelle cui mani essere massa…
L’Italia, il mio paese, la mia gente, tra qualche giorno andrà a votare.
E lo farà grazie a chi per quel diritto ha sacrificato vita e affetti per costruire un paese serio, unito e vero.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...