mercoledì 18 ottobre 2017

Anche la Appendino indagata , Di Maio disperato , Fico a sollecitarsi il...

La democrazia 3.0 (soprattutto zero) di Di Maio 

Quanto valgono i voti dati con il Rosatellum secondo il candidato premier del Movimento 5 stelle 
La democrazia 3.0 (soprattutto zero) di Di Maio
 LaPresse / Roberto Monaldo 
Sono un po’ lento di comprendonio pertanto da giorni mi tormenta la lettera che Di Maio ha scritto al Corrierone onde dimostrare more geometrico, anzi arithmetico, che il Rosatellum è pericoloso “per l’effetto distorsivo che avrà sulla rappresentanza della volontà popolare”. Solo a prezzo di una notte insonne sono riuscito a capire cosa intenda il candidato premier M5S quando spiega, quanto alle liste imparentate in un’eventuale coalizione di centrosinistra che singolarmente non superano lo sbarramento al 3%, come “i loro voti non vadano persi [congiuntivo mio] né vengano distribuiti equamente a tutti gli altri partiti, ma in questo caso vadano tutti al Pd”. Il Pd fagociterebbe così le percentuali irrisorie delle liste della coalizione che gli fa capo, ottenendo seggi in proporzione alla somma fra la propria percentuale e la loro. “In pratica per la quota proporzionale”, continua spietato Di Maio, “il voto di un cittadino elettore del Pd non vale uno ma vale 1,32. Mentre il voto di un cittadino elettore del M5S vale molto meno”: poiché i Cinque Stelle non si alleano con nessuno, non possono fagocitare i voti di nessuna coalizione. C’è poi voluta un’altra notte trascorsa a strologare sulla calcolatrice per capire l’implicazione ulteriore della polemica di Di Maio. Lui non vuole soltanto che i voti al Pd e quelli al M5S valgano uguale. Vuole anche che i voti alle liste di un’ipotetica coalizione – il 2,5% a Pisapia, l’1,5 ai Pensionati, il 2,5 ad Alfano e così via simulando – finiscano nell’indistinto non venendo attribuiti alla parte politica che compongono bensì spartiti fra le liste di diverso orientamento; Di Maio vuole insomma che ogni voto per il suo partito valga uno mentre tutti i voti per dette liste (che compongono il sei o sette per cento dell’elettorato) non devono valere nulla, così da garantire ai grillini qualche seggio in più. E questo non sarebbe un effetto distorsivo sulla rappresentanza della volontà popolare ma democrazia 3.0. Soprattutto zero.

Quando perdono la Sicilia è mafiosa. Quando vincono la Sicilia è una regione straordinaria. Come i bambini di tre anni.

Elezioni in Sicilia, Di Maio: «Rischio brogli, vogliamo osservatori Osce»

«Chiediamo all'Osce l'invio degli osservatori internazionali in Sicilia per monitorare il corretto svolgimento delle elezioni, siamo molto preoccupati per il rischio voto di scambio». Così il leader del M5s Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri, candidato governatore, in conferenza stampa, a Palermo.
martedì 17 ottobre 2017 12:57 

Come il M5S sta tentando di nascondere cosa è successo a Chiara Appendino

Il portavoce del MoVimento 5 Stelle Danilo Toninelli, a proposito dell’avviso di garanzia alla sindaca di Torino Chiara Appendino, ha rilasciato una dichiarazione alle agenzie di stampa vagamente inquietante: “Lo schema di gioco è sotto gli occhi di tutti: il Pd presenta esposti e i media partono con i titoloni. E’ raccapricciante osservare come i giornalisti invece di fare i cani da guardia del potere, facciano i cagnolini scodinzolanti del Pd”. E ancora: “Quando Chiara Appendino ha denunciato Fassino per i debiti lasciati – aggiunge – i giornali erano distratti da altro. Oggi tutti con i titoloni a nove colonne, solo per una denuncia del Pd che, a sua volta, esce con dichiarazioni fiume. Il gioco è sotto gli occhi di tutti”.
danilo toninelli m5s

La stessa cosa sta facendo il suo collega Alfonso Bonafede: “Il Pd crede di aver trovato la clava con la quale colpire il MoVimento: presentare esposti per cui la magistratura deve aprire dei fascicoli per poi attaccare dicendo che siamo indagati. Questa volta è toccato a Chiara Appendino. Ed è un paradosso: mentre la Giunta torinese prova a uscire dalla palude finanziaria nella quale l’hanno costretta le amministrazioni di Fassino e Chiamparino, a essere indagata ora è la stessa Appendino. Meno male che sappiamo di poter contare su una magistratura indipendente, che non si fa influenzare dai politicanti di ieri”.
Entrambi i deputati del MoVimento 5 Stelle stanno mistificando l’accaduto per difendere Chiara Appendino insultando gli avversari politici e i giornalisti. Ad inviare l’avviso di garanzia a Chiara Appendino non è stata infatti l’opposizione e non sono stati nemmeno i giornalisti, ma un pubblico ministero, cioè un giudice che non si deve far influenzare, come dice Toninelli, nemmeno dal rapporto complicato con la verità che hanno i deputati del MoVimento 5 Stelle. In più, è una vera sciocchezza accusare i giornalisti di aver creato un polverone intorno al caso visto che, a differenza dei molti che hanno coinvolto Virginia Raggi, della vicenda Westinghouse si sono occupati soltanto le cronache locali dei giornali di Torino. Il suo collega Alfonso Bonafede poi rasenta e supera la comicità involontaria quando parla di una “palude finanziaria” non sapendo, evidentemente, che la scomparsa dei 5 milioni dal bilancio della città è stata decisa dalla sindaca e dall’assessore Rolando. Il M5S, invece di discutere e spiegare nel merito la questione in base alla quale la sindaca è ad oggi soltanto indagata – e quindi non condannata e nemmeno in discussione, anche se c’era un tempo in cui il loro candidato premier Di Maio pretendeva dimissioni ad ogni avviso di garanzia (degli altri) – preferisce buttare in caciara ogni questione aizzando i suoi fans contro gli avversari politici. Chissà cosa succederebbe se un giudice si azzardasse a condannarne uno.
La rilevazione SWG: a sinistra del PD calano tutti ma il 66% vuole l'unità
ADMINTEST
I partiti alla sinistra del Partito Democratico perdono un punto a settimana nei sondaggi di SWG, che oggi ne parla sul Messaggero in un articolo a firma di Enzo Risso, direttore dell’istituto di sondaggi. E nell’area di sinistra la posizione di Pisapia, che prevede una formazione ampia di centrosinistra senza chiudere al PD, è quella più popolare rispetto a Speranza, che vuole costruire un’alternativa al renzismo e non vuole allearsi con il Partito Democratico. Di più: sempre secondo SWG, La decisione di Mdp di sancire l’allontanamento da Giuliano Pisapia, non è stata salutata positivamente dall’opinione pubblica (il 22% dà ragione a Speranza e il 44% a Pisapia) e non è del tutto condivisa neanche dagli elettorati di riferimento (il 40% degli elettori Mdp si schiera con l’ex sindaco di Milano).
sondaggio partito democratico
Il sondaggio sul PD e sui partiti alla sua sinistra (Il Messaggero, 15 ottobre 2017)
La base del centrosinistra, al fondo, non si è arresa all’idea della divisione. La spinta unitaria resta forte e coinvolge il 57% dell’elettorato di riferimento. In particolare si dice favorevole a una coalizione unitaria il 75% degli elettori Pd. Su questa posizione sono schierati anche il 50% degli elettori di Mdp (con il 44% che è contrario), il 74% dei supporter dell’ex sindaco di Milano e il 49% degli elettori di Sinistra Italiana (con il 40% contrario). Il 66% degli elettori di centrosinistra voterebbero una lista della coalizione anche se non gradiscono Renzi.
I partiti alla sinistra del PD quindi si trovano di fronte a un bivio, che non ha facile soluzione: anche perché uno degli argomenti su cui più spingeranno i politici in questa campagna elettorale sarà il voto utile, ovvero quello dato al partito che può vincere invece che a quello che rischia di trovarsi dopo le elezioni fuori dal parlamento. O accettano in qualche modo un patto con Renzi, magari fatto di una desistenza nei collegi uninominali, oppure rischiano di fare la fine della formazione di Ingroia nel 2013.

Tratto dallo Spiffero.

PALAZZO LASCARIS

“Sono stata discriminata” Batzella lascia i Cinquestelle


La consigliera valsusina abbandona il gruppo M5s nel Consiglio regionale. È la prima defezione interna ai grillini in questa legislatura. "Atteggiamenti subdoli mi impediscono di svolgere in maniera adeguata il mio ruolo. Gerarchia prevale sui meriti"
Fino a oggi sono apparsi come un monolite a Palazzo Lascaris eppure nel gruppo del Movimento 5 stelle il malcontento montava. Oggi, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata la prima defezione di questa legislatura: lascia la formazione grillina Stefania Batzella, esponente valsusina classe 1972, eletta nel Consiglio regionale del Piemonte con 1.298 voti. Batzella, sarda di origini ma ormai da tempo trapiantata nel Nord Italia, vive a Susa, dove svolge la professione di ostetrica, ed è una convinta No Tav. È la prima defezione che subisce il gruppo pentastellato in via Alfieri in questa legislatura. Nel quadriennio scorso, invece, ci fu il precedente del divorzio tra Davide BonoFabrizio Biolè.
Di seguito la nota con cui la consigliera Batzella annuncia il suo addio.
È una decisione sofferta ma obbligata quella di lasciare il gruppo del Movimento 5 stelle ma, ad oggi, non ci sono più le condizioni perché io rimanga. La solidarietà, il sostegno e la collaborazione che dovrebbero tenere legate delle persone all’interno di un gruppo consiliare sono venute meno già da diverso tempo, soprattutto da parte di alcuni colleghi. Ho principi e valori ben saldi, ho sempre lottato, per sensibilità personale e per appartenenza professionale, per le pari opportunità e contro le discriminazioni e per queste ragioni è diventato impossibile restare all’interno di un gruppo nel quale io per prima mi sento discriminata e lesa nella dignità.
Atteggiamenti subdoli mi impediscono di svolgere in maniera adeguata il ruolo per il quale sono stata eletta e di occuparmi in maniera incondizionata di alcune problematiche rispetto alle quali ho precise deleghe ed obiettivi. Non intendo più sottostare a dinamiche che non condivido né come rappresentante di un’istituzione né tantomeno come individuo.
Ultimo in ordine cronologico il caso " baby pit stop" rispetto al quale la collega Frediani ha rilasciato, nei giorni scorsi, dichiarazioni di cui non sono stata minimamente informata e che ho appreso solo successivamente da comunicazioni inviate ai mezzi stampa. Si tratta di un progetto che mi ha vista coinvolta in prima persona come presidente della Consulta Elette e che ho portato avanti in modo trasversale coinvolgendo anche altre forze politiche poiché al centro c’era e c’è la famiglia.
Non è la prima volta che, non vengono rispettate le mie deleghe e competenze all’interno del gruppo, ignorando o non riconoscendo il lavoro svolto. Lo slogan "uno vale uno", tra i principi fondanti del Movimento 5 stelle, sembra invece non trovare applicazione all’interno del gruppo, dove le gerarchie prevalgono sugli spazi, sul bene comune e sui meriti.   
Intendo continuare a lavorare e a portare avanti, con tenacia e coerenza, le istanze della gente comune, così come richiesto dal ruolo che ricopro, dedicando particolare attenzione ai temi legati alla sanità, alle pari opportunità, alle politiche sociali e ai diritti civili. Non sono cambiata, ero e resto una donna libera. Sosterrò, senza alcun preconcetto ideologico, ogni tipo di battaglia politica che metta al centro la persona, cosi come mi opporrò a quei provvedimenti che non siano in linea con i miei principi e i miei valori.

I consiglieri regionali grillini si dicono “delusi e stupiti” dalla scelta di Batzella di lasciare il gruppo pentastellato e, respingendo le accuse, chiedono le sue dimissioni dal Consiglio regionale. “Ora si dimetta subito dal Consiglio regionale - esortano - in coerenza con quanto affermato per anni da eletta, lasciando il posto a chi si riconosce nel Movimento 5 Stelle”.

Anche il Foglio.

L'incubo del governo Davigo

Cosa succede quando la repubblica giudiziaria si salda con un pezzo di paese che non si ribella alla dittatura delle procure? La dottrina dell’ex presidente dell’Anm è l’intersezione perfetta dei populismi con ambizioni di governo (altro che Di Maio)
L'incubo del governo Davigo
foto LaPresse
Dimenticate l’incredibile faccia di bronzo di Luigi Di Maio. Dimenticate la ridicola prova di governo di Virginia Raggi. Dimenticate la maschera fintamente rassicurante di Chiara Appendino. Dimenticate i dolci vaffanculo di Beppe Grillo. Dimenticate quello che vedete ogni giorno quando provate a immaginare anche solo per un istante cosa vorrebbe dire essere governati dal cialtronismo grillino e fissate per un attimo nei vostri occhi il vero volto da prendere in considerazione per capire in modo chiaro e diretto l’essenza pura...